Archive forMarch, 2009

The Ethical Economy e Beeaware

Con la pubblicazione di Beeaware. social spirit of enterprise e in particolare della traduzione dall’inglese all’italiano del paper di Actics dal titolo CSR 2.0 ho avuto la possibilità di scoprire il libro (in fase di sviluppo e stesura) Ethical Economy.

Un progetto di respiro che descrive e articola i presupposti teorici di una necessaria, nuova forma di economia che affonda le proprie radici in un’eticità figlia di un modello di condivisione allargata. Ne riparleremo presto, anche con l’autore.

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EcoPublicité, Pricewaterhouse Coopers e la responsabilità delle imprese

Ammetto che sono rimasto sorpreso nello scoprire il sito EcoPublicité dedicato a ” …évaluer la performance environnementale (et donc les impacts positifs comme négatifs) d’une campagne de publicité du point de vue des moyens utilisés“.

Non tanto per il progetto in sé  che inserisce nel solco del controllo e della misurazione delle tante e differenziate attività che l’azienda compie per rappresentarsi verso i portatori d’interesse quanto per i promotori del progetto, Pricewaterhouse Coopers che, perlomeno nel mio immaginario, erano associati a consulenza di tipo fiscale e/o direzionale. Invece, contrariamente a quanto credevo l’offerta e il presidio di PWC sulle tematiche di impatto sostenibile dei prodotti/servizi associati all’esercizio dell’attività aziendale è decisamente più ampia tanto che ha una componente d’offerta dedicata allo sviluppo sostenibile e nel contempo offre servizi di accompagnato allo sviluppo prodotti in una logica eco-sostenibile.

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In cerca di conferme: web 2.0 e CSR dal Financial Times

L’esperienza quotidiana (professionale e non) così come la discussione e il dialogo sulla Rete offrono più momento di verifica della lettura offerta della Rete e della Responsabilità Sociale d’Impresa. E’ vero però che rintracciare interpretazioni sovrapponibili a quelle presentate in questo blog offre maggiore sicurezza.

Per questo motivo riprendo con piacere un articolo pubblicato sul Financial Times a firma di Steve Rochlin e James Farrar dal titolo: Can web 2.0 revolutionise corporate responsibility? L’esercizio offerto in relazione a questo tema passa attraverso 3 evidenze che riporto per esteso:

First, Web 2.0 will make it profoundly easier for companies and their stakeholders to engage in meaningful dialogue. Solving the challenges of sustainable development requires us to encourage strange bedfellows to get together. A decade ago if you brought together a company, an activist non-governmental organisation (NGO), and a government agency, you were guaranteed to create tension. Today, these oddly matched partners generate innovation out of positive, creative tension.

Second, Web 2.0 will make it easier for companies to track and report their impacts on the environment and society more broadly. Web 2.0 allows a company to put reporting information live online, and launch a dialogue with the public. A wiki process gives stakeholders the opportunity to debate whether a company has identified the most “material” environmental and social issues, covered the ground in how it thinks about these issues, and adequately responded to them.

Third, Web 2.0 will make it profoundly easier for companies to collaborate with each other, with NGOs, government agencies, stakeholders and larger communities to solve problems. Kiva.org is one example that has received a lot of attention. This ingenious site allows users all over the world to make small loans to low income entrepreneurs in some of the poorest places on earth.

Mi pare di poter rimappare queste proposte in modo abbastanza immediato su quanto abbiamo presentato in queste settimane e nei posto precedenti. Rete come sistema di networking, rete come sistema di comunicazione innovativa, rete come opportunità di dialogo e di esercizio di Responsabilità Sociale (si veda l’esempio di Kiva.org).

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